Smart Innovation e Patrimonio culturale


Dai più moderni sistemi di rilievo da aereo o da terra per la conoscenza dell’immenso patrimonio monumentale ai più moderni sistemi di gestione della sicurezza dei siti. Ed ancora dai nuovi materiali compatibili e reversibili per la messa in sicurezza statica dei manufatti archeologici ai sistemi informatici per la catalogazione e protezione del patrimonio librario. Ci sono poi i sensori parlanti che avvisano sullo stato di salute di un manufatto. Sono alcuni esempi di applicazioni concrete dei progetti che realizzano i Distretti ad Alta Tecnologia come Databenc, il Distretto per i Beni Culturali.

processi-databencDatabenc è uno dei sei Distretti recentemente costituiti, con un finanziamento complessivo del MIUR di circa 200 milioni di euro, nell’ambito del PON Ricerca e Competitività. Nato da un’idea progettuale promossa dalle Università degli Studi di Napoli “Federico II” e di Salerno, oggi aggrega più di 60 soggetti, tra cui Pmi, Grandi Imprese, Centri di Ricerca e Università.
Una rete di relazioni, dunque, capace di incrociare competenze relative alla conoscenza integrata, al monitoraggio diagnostico e alla fruizione sostenibile del patrimonio culturale, in una chiave di lettura di “Smart Innovation” grazie al ruolo fondamentale dell’ICT. Databenc nasce dalla sinergia di Centri di Ricerca, Università, Pmi e Grandi Imprese ed è finalizzato alla programmazione di strategie per la conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni culturali. Inoltre sviluppa un’azione di programmazione strategica sui beni culturali, sul patrimonio ambientale e sul turismo, rendendo i siti archeologici e artistici volano di un rilancio economico e culturale.

Il Distretto intende operare muovendosi su tre linee portanti:

1. Conoscenza integrata: la prima forma di tutela di un bene è nella conoscenza ad esso relativa. Databenc intende realizzare un esauriente sistema di salvaguardia cognitiva del patrimonio culturale attraverso, ad esempio, indagini censuarie, mappature di preesistenze, cartografie del rischio, basi dati digitali, itinerari di formazione/divulgazione.

2. Monitoraggio diagnostico: l’azione di Databenc in tale ambito non si limiterà alla verifica dell’integrità materiale del bene stesso ma si estenderà anche all’area in cui il bene è inserito o alle dinamiche turistiche che lo coinvolgono e che comunque provocano stress e consunzione del bene. A tale fine, Databenc prevede la realizzazione di un sistema integrato di salvaguardia conservativa che comprenda, ad esempio, analisi precoci di vulnerabilità, test sperimentali (materiali, ricostruttivi, prototipali, ecc.), valutazioni socio-economiche ed attitudinali, rilevazione densità di carico e (ri)funzionalizzazione siti/beni.

3. Fruizione sostenibile: un aspetto fondamentale del bene culturale è quello del suo utilizzo. Per raggiungere un utilizzo del patrimonio culturale che sia sostenibile, si rende necessaria, ad esempio, la realizzazione di soluzioni per l’interazione utente/visitatore (on-site, on-line, da remoto) attraverso percorsi di realtà fisica (scenografia 3D, media immersività, fruizione singola/multipla), di realtà aumentata su piattaforma mobile (modalità ravvicinata, alta immersività, fruizione singola/multipla), applicazioni di ricostruzione virtuale (modalità da remoto, limitata immersività, fruizione singola/multipla), itinerari di apprendimento

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