Un ‘oceano’ di lavoro


Scegliere una direzioneIn questo periodo storico parlare di lavoro e di università è quasi come sparare sulla croce rossa, senza offesa ma salvando la pace di pochi c’è davvero chi, di fronte alla parola lavoro, finisce per sentirsi quasi offeso.
Ci si ritrova circondati da oceani di articoli con statistiche e consigli: quest’anno sono assunti più ingegneri, è di moda chi conosce le lingue, chi ha fatto più corsi o più master, chi ha più esperienza lavorativa; ma mentre si cerca di orientarsi in tutto ciò la crisi continua a dilagare, le ditte chiudono e le persone vengono licenziate.
Nulla di nuovo sotto il sole se non un gruppo di naufraghi in più.
Ma visto sembra impossibile dire qualcosa di davvero nuovo o dare il consiglio davvero giusto volevo evidenziare quella che sembra essere una delle ultime esilaranti tendenze: la proliferazione dei corsi di formazione (o dategli anche un altro nome).
Troppo spesso ci troviamo davanti a corsi a pagamento dove ci promettono grandi cose ma mai quella davvero importante, ovvero quella di insegnarci un lavoro vero spendibile immediatamente nel mercato del lavoro (sottolineato da lavoro a lavoro). Qual è il loro scopo allora? Beh dai rimborsi spese per i docenti alla diaria per i partecipanti credo che il problema sia semplice ed evidente: questi corsi ormai sono un business a sé e naufragar m’è terribile in questo mare…

 

Anna Patrone

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